Partiture di un luogo immaginario – Valeria Talamonti

Partiture di un luogo immaginario – Valeria Talamonti

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Partiture di un luogo immaginario

inaugurazione venerdì 13 aprile ore 18

dal 13 aprile al 6 maggio 2018

Con grande piacere Giulio Bargellini, fondatore del MAGI’900, apre il suo spazio espositivo Open Box al progetto di Valeria Talamonti, giovane artista marchigiana che la giuria della II Biennale d’arte “Don Franco Patruno” ha segnalato come talento emergente, scegliendo di offrire alla vincitrice della rassegna l’opportunità di allestire una propria personale presso il museo, come riconoscimento della sua maturità artistica. Segno della volontà della Fondazione Cassa di Risparmio di Cento di sostenere i giovani promuovendo concretamente la loro ricerca, questa mostra è, dunque, espressione di una sinergia tra enti del territorio che si aprono al futuro, investendo in creatività e nuove energie intellettuali. Credo non potrebbe esservi modo più incisivo e significativo per continuare a ricordare la figura di don Franco Patruno, uomo di fede, artista e intellettuale di vasto respiro, la cui mancanza continua ad avvertirsi profondamente, sulla scena culturale e sul piano umano. Lo spirito vivace di don Patruno, la sua attenzione ai giovani e l’aperta curiosità per le loro ricerche, ne hanno fatto per molti anni un generoso mentore, disponibile a sostenerli e a offrire loro l’opportunità di farsi conoscere, in particolare nel bellissimo spazio ferrarese di Casa Cini, di cui era direttore. Per questo, oggi, questa rassegna intende proseguire la strada da lui indicata, cercando di tener vivo quello spirito, mantenendone la freschezza e la vitalità.

Un particolare ringraziamento va ai membri della giuria che hanno condiviso questa scelta, da Ada Patrizia Fiorillo, storica dell’arte (Università di Ferrara) ai critici Massimo Marchetti, Gianni Cerioli (rappresentante della Fondazione Cassa di Risparmio di Cento) e Fausto Gozzi,(direttore della GAM A. Bonzagni di Cento). La nostra unanime valutazione delle qualità di Valeria Talamonti trova ora conferma in questo suo inedito progetto che, nato per lo spazio espositivo del museo, si distingue per l’attenzione al concetto stesso di immagine, che elabora, chiedendo allo spettatore molta attenzione, tra presenza discreta dell’opera e rarefazione della visione.

Partiture di un luogo immaginario è espressione di un desiderio di controllo e riflessione, di una razionalità sensibile spinta a reinterpretare oggetti evocativi della memoria, attraverso opere costruite con un’eleganza formale dalla partitura quasi architettonica, in un dialogo armonico di linee di forza e volumi contenuti, traiettorie dinamiche e silenzi della materia, in continua osmosi nello spazio. Talamonti (la cui ricerca si è già espressa con molteplici linguaggi, in stretta sintonia con lo spirito contemporaneo) ha scelto per questo intervento una modalità lenta, in cui tecnica e pensiero si equilibrano. Un accurato lavoro di composizione e piegatura di materiali tessili di uso domestico – fettucce colorate da sartoria portate in equilibrio su tele di lino immacolate – le consente, infatti, di esplorare i margini dell’astrazione e di metterne alla prova la funzione segnica, pittorica e plastica, esaltando la duttilità estetica dei materiali e sospendendoli su un piano atemporale, senza rinunciare a prevederne un ritorno nella dimensione vitale del quotidiano, ma in altra veste, in altra levatura. Come dichiara l’autrice questi elementi appartengono ormai a nessun luogo, ad una realtà immaginaria in cui le forme e i colori gravitano in una dimensione atemporale, dove solo l’agire dell’immaginazione li ha resi possibili in uno scenario inventato, dove abita l’istinto primordiale del pensiero in cui passato, presente e futuro convivono. Il motore dell’azione è allora, forse, il desiderio di un’armonia perfetta, irraggiungibile ma immaginabile e perseguibile, nella dimensione autentica e autonoma in cui l’arte può condurre, per brevi avvistamenti, la nostra vita.