Leggere un capolavoro – Fausto Melotti, Alberello, 1965

Leggere un capolavoro – Fausto Melotti, Alberello, 1965

Leggere un capolavoro
Fausto Melotti, Alberello, 1965

Dal 1 al 22 settembre 2019

IMG_2841-copia-copia-2Alla riapertura di stagione dopo la pausa estiva, il Museo Magi’900 propone una nuova iniziativa, pensata per offrire gratuitamente al pubblico la possibilità di approfondire la conoscenza delle più importanti opere della collezione.
Ideata da Valeria Tassinari, la rassegna “Leggere un capolavoro” prevede allestimenti dedicati a singole opere, individuate tra quelle più rappresentative della ricerca artistica del Novecento, che saranno esposte periodicamente nello spazio OPEN BOX del museo per consentire una contemplazione più concentrata e attenta. Una scheda di lettura e la selezione di brevi scritti degli artisti e dei loro critici più attenti artisti consentiranno ulteriori riflessioni sulla poetica e sul progetto.
Si comincia con Alberello, una grande scultura di Fausto Melotti del 1965, che ben rappresenta quel radicale momento di svolta nella ricerca dell’artista che lo avrebbe poi portato al grande successo internazionale. È il momento in cui l’artista riprende con decisione il percorso sull’astrazione, già avviato nella pittura e nelle opere plastiche e ceramiche della giovinezza, introducendo l’uso di lamine, catenine, maglie e fili in metallo. La sua nuova tecnica – fatta di scheletri filiformi, saldature delicate, lamierine ritagliate come fogli bidimensionali – gli consente di tracciare ritmi lineari, sospesi su strutture aeree che disegnano lo spazio più che occuparlo.
Questa nuova interpretazione, in cui vuoti e pieni si alternano come note e silenzi su una partitura sperimentale, si allontana in maniera radicale da qualunque concezione tradizionale e monumentale di scultura. Nel caso di Alberello, ad esempio, la forma è tracciata da una grafia nitida di ottone, in cui l’ovale e la spirale cercano un accordo ritmico non prevedibile, vagamente suggestivo della relazione tra chioma e foglie, alcune delle quali appaiono in bilico. La struttura, pur fragile e quasi evanescente, si rivela potentemente sensibile alla luce, pronta a interagire con l’incantevole gioco di ombre proiettate, che moltiplica e rende vibrante la visione.
La scultura, già appartenuta alla collezione torinese di Giulio Einaudi, fa parte della Collezione dei Maestri Storici di Giulio Bargellini.
Fausto Melotti (Rovereto, 1901 – Milano, 1986) artista, ingegnere, musicista, scrittore è considerato uno dei massimi innovatori della scultura europea del Novecento. Compagno di studi di Lucio Fontana alla scuola di Adolfo Wildt, protagonista del movimento astrattista internazionale, ha lavorato con il disegno, la pittura e la ceramica, collaborando tra gli altri con l’architetto Giò Ponti per interventi decorativi. Più tardi la sua produzione di sculture in metallo, spesso abbinato a materiali fragili e di recupero, ha rivoluzionato l’idea di ricerca tridimensionale. Le sue opere sono nelle più importanti collezioni museale private del mondo.